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Percorsi turistici - Le tombe etrusche
La tomba della Montagnola
Il monumento
La tomba della Montagnola, scoperta nel 1959, risale al periodo etrusco orientalizzante. La sua costruzione è datata al 625 a. C. circa, ma esistono tracce di una tomba precedente.
Il dromos (cioè il corridoio) esterno, lungo circa 14 metri, era in antico senza copertura e fu edificato con grandi blocchi, volutamente irregolari, disposti a filari orizzontali. Nel dromos interno, anch’esso a grandi blocchi, irregolarmente sbozzati, si aprono due celle laterali; sulle ante di quella di destra restavano, al momento della scoperta, deboli tracce di pittura.
La camera centrale (tholos) ha altezza e diametro di pari dimensioni: circa 5 metri. Si alza quasi verticale fino ad una certa altezza, poi la volta si richiude in filari di blocchi aggettanti.
Al centro della volta si incastra il pilastro centrale, intonacato di stucco scuro così da assumere in basso l’aspetto di un monolite. Resti di chiodi su tutte le facce del pilastro fanno ipotizzare la presenza di oggetti appesi simmetricamente su di esso.
Esternamente la tomba era delimitata da un muro circolare perimetrale (tamburo), sopra il quale si innalzava il tumulo di terreno, che stabiliva l’aspetto esterno fondamentale.
Il corredo
Il corredo della Montagnola che si è conservato è molto frammentario. Fra gli avori spicca una porzione di zampa di sgabello pieghevole portatile, un oggetto riservato ai magistrati.
Di notevole fattura anche alcuni elementi relativi al rivestimento di un probabile recipiente in legno (situla) decorati a fasce orizzontali.
Tra gli ornamenti preziosi, di particolare pregio sono una fibula d’oro a sanguisuga, e una tenia d’oro con rosette applicate, di un tipo comune nelle necropoli di Rodi, che probabilmente veniva cucita su un supporto di stoffa.
Altri oggetti rari e pregiati confermano l’esistenza di scambi con altre regioni: alcuni alabastra di alabastro egizio di un tipo largamente diffuso in oriente e presente anche nelle necropoli greco-orientali, un alabastron di “bucchero ionico” decorato a incisione forse giunto dall’Etruria meridionale marittima.
La tomba della Mula
Il monumento
La tomba della Mula è uno degli esempi più notevoli dell’architettura etrusca del periodo orientalizzante. Coperta a falsa cupola, con camera di diametro di circa 10 metri ha la più ampia tholos (camera centrale) finora nota nell’architettura italica preromana. Dell’antico dromos (corridoio) è rimasto solo l’ultimo tratto con la copertura che si è conservata solo parzialmente. Prima di accedere alla tomba il passaggio diminuisce di altezza e si restringe. Le pareti della camera si innalzano col tipico profilo curvilineo che caratterizza la psudocupola. L’alzato si modella circolarmente per minimi aggetti fino a 4,15 metri dal suolo; da questa altezza sono impiegate lastre più sottili collocate in piano.
La peculiarità della Mula è di essere priva del pilastro centrale che in genere appare in costruzioni simili.
Costruita negli anni centrali della seconda metà del VII a. C., costituiva il monumento funebre di una famiglia “principesca” di straordinaria ricchezza.
Scoperta nel 1481, ha vissuto nel tempo diverse vicende (tra l’altro il riutilizzo della camera come cantina) che hanno implicato anche modifiche strutturali, soprattutto in relazione alla costruzione sulla sommità del tumulo dell’odierna Villa Pecchioli o Villa della Mula.

Il corredo
La Soprintendenza ai Beni Archeologici della Toscana ha eseguito recentemente alcuni interventi per verificare la stabilità delle strutture, operazioni di ripulitura e saggi di scavo per scoprire il piano di calpestio originario. In tale occasione sono stati ritrovati frammenti del corredo della tomba, che in origine doveva essere molto ricco: lastrine di rivestimento, placchette decorate, figurine umane o di animali realizzate in avorio a tutto tondo.
In primavera, durante la stagione della nidificazione, camminare per i sentieri che attraversano questo territorio consente di udire canti armonici e melodiosi che ben si fondono con l'ambiente circostante, contrappuntato dai colori sgargianti delle molte specie di fiori che vi si possono trovare, comprese alcune orchidee spontanee. Un discorso a parte merita la varietà di frutti e di erbe selvatiche che questi boschi ci regalano: more di rovo, asparagi, radicchi di campo, per non parlare dei funghi che hanno sempre portato sul monte numerosi cercatori e raccoglitori.

